Stress termico lavoro e cambiamento climatico: sono due fattori che stanno compromettendo la futura sostenibilità ambientale ed economica a livello globale, con ripercussioni significative anche sul mercato del lavoro. Il Piano Nazionale di Prevenzione (PNP) 2020-2025, adottato dal Ministero della Salute, affronta queste sfide con un approccio multidisciplinare, concentrandosi sull’impatto del cambiamento climatico nei contesti lavorativi e produttivi. Tra i vari fattori di rischio da stress termico, questo si distingue come una delle principali minacce per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Con temperature in costante aumento e il verificarsi di eventi meteorologici estremi, è essenziale comprendere e mitigare gli effetti dello stress termico per garantire un ambiente di lavoro sicuro e sostenibile.
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Stress termico lavoro: di cosa si tratta?
Il concetto di stress termico da caldo è fortemente collegato a quello della sicurezza sul lavoro. Questo perché Il caldo può diventare un nemico silenzioso e pericoloso soprattutto per alcune tipologie di lavoratori. L’aumento della temperatura può avere un impatto significativo sulla salute dei lavoratori. Gli eventi di calore estremo infatti possono provocare seri problemi di salute, come esaurimento da calore, colpo di calore e altre malattie legate allo stress termico. In particolare lo stress termico è una condizione che si verifica quando il corpo non riesce a mantenere una temperatura interna stabile a causa dell’esposizione prolungata a temperature elevate. Questo può portare a una serie di problemi di salute che vanno dalla disidratazione a gravi colpi di calore. Lo stress termico avviene in ambienti lavorativi dove la temperatura è molto alta, come in cantieri, fabbriche, cucine industriali, e in lavori all’aperto durante l’estate. Ecco perché, in tema di sicurezza sul lavoro, è stato fondamentale introdurre norme e regole che salvaguardino i lavoratori da rischi di salute legati al caldo.
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Rischio da stress termico: le patologie
Le patologie legate allo stress termico rappresentano una minaccia significativa per la salute dei lavoratori, specialmente in un contesto di cambiamento climatico e temperature in aumento. Tra le principali patologie si menzioniamo l’esaurimento da calore e il colpo di calore. L’esaurimento da calore si manifesta con sintomi come sudorazione profusa, debolezza, vertigini, nausea e mal di testa. Il colpo di calore è invece una condizione più grave, caratterizzata da un aumento pericoloso della temperatura corporea, che può portare a confusione mentale, perdita di coscienza e, nei casi più estremi, danni irreversibili agli organi o morte. Oltre a queste condizioni, l’esposizione prolungata a temperature elevate può contribuire a patologie croniche, come problemi cardiovascolari e renali, e aumentare il rischio di infortuni sul lavoro a causa della ridotta capacità di concentrazione e della fatica. La prevenzione e la gestione di queste patologie richiedono misure adeguate, come la formazione dei lavoratori sui rischi termici, l’adozione di orari di lavoro flessibili, l’accesso a zone ombreggiate e ben ventilate, e l’adeguata idratazione.
Sicurezza sul lavoro caldo e stress termico: i settori maggiormente coinvolti
Ma quali sono i lavoratori più a rischio da stress termico? Ecco i settori più coinvolti.
- Lavoratori all’aperto: lo stress da calore è un rischio significativo per chi lavora all’aperto, soprattutto nei settori dell’agricoltura, silvicoltura, pesca, edilizia, estrazione mineraria, trasporti e servizi pubblici. Questi lavoratori sono anche a maggior rischio di esposizione ai raggi UV, che può aumentare il rischio di scottature e cancro della pelle.
- Agricoltura e silvicoltura: quello agricolo è un settore continuamente esposto ai cambiamenti climatici e di conseguenza i lavoratori sono particolarmente vulnerabili allo stress da calore a causa delle attività fisiche intense che aumentano il tasso metabolico e la generazione di calore interno.
- Industria delle costruzioni: i lavoratori edili operano spesso in aree soggette all’effetto isola di calore urbana, dove le temperature sono più alte rispetto alle zone rurali. Le attività fisicamente impegnative aumentano il rischio di stress da calore.
- Operatori di emergenza: gli eventi meteorologici estremi influenzano gravemente gli operatori di emergenza, tra cui vigili del fuoco, poliziotti, personale medico di emergenza, soccorritori e tecnici.
- Lavoratori interni: anche i lavoratori indoor possono soffrire di stress termico, specialmente durante le ondate di caldo, in edifici scarsamente raffreddati o in ambienti con alta produzione di calore industriale. Le alte temperature possono ridurre inoltre le capacità cognitive e peggiorare le condizioni di salute.
- Operatori sanitari: l’uso di dispositivi di protezione individuale (DPI) in condizioni di caldo aumenta lo stress termico per gli operatori sanitari. L’aumento della domanda di assistenza durante le ondate di caldo comporta carichi di lavoro elevati e stress fisico e mentale.
Prevenzione: ecco le misure da adottare
Il rischio di stress termico sul luogo di lavoro può essere ridotto attraverso misure tecniche, organizzative e un piano d’azione per il calore. Le misure organizzative possono includere modifiche alle attività o agli orari di lavoro per ridurre lo stress da calore. Ma quali in particolare le misure di prevenzione da adottare? Ecco una panoramica generale.
Per gli ambienti indoor
- Adattamento dei processi di lavoro riducendo il rilascio di calore.
- Utilizzo di barriere riflettenti o termoassorbenti.
- Isolamento di processi e macchinari con separazione delle fonti di calore dai lavoratori.
- Climatizzazione dei veicoli.
- Riduzione dell’umidità.
- Ventilazione di scarico locale con rimozione dell’aria riscaldata o del vapore.
- Utilizzo di attrezzature automatizzate per accedere a luoghi caldi.
- Monitoraggio della temperatura con controllo continuo delle condizioni termiche.
- Fornire ombra per ridurre il calore radiante del sole.
- Evitare la riflessione UV nell’area di lavoro.
- Fornire aria raffreddata o condizionata.
- Creare aree fresche vicine al luogo di lavoro.
- Fornire ventilatori da scrivania, piedistallo o a soffitto.
Ambienti outdoor: le misure da adottare
Negli ambienti outdoor, è impossibile modificare i parametri fisici ambientali, quindi è essenziale adottare misure di prevenzione per ridurre i rischi delle ondate di calore. Le misure possono includere:
- Introduzione di un responsabile per la sorveglianza delle condizioni meteo che monitori, appunto, le condizioni climatiche per attuare le misure preventive.
- Disponibilità di termometri e igrometri sul luogo di lavoro.
- Utilizzo di tettoie per lavorare all’ombra.
- Evitare lavorazioni durante le ore più calde, anticipando l’inizio del lavoro e prolungandolo nelle ore serali, e durante le temperature più alte (si considerano alte le temperature superiori a 35° Centigradi).
- Fornire copricapo a falda larga e indumenti leggeri e traspiranti.
- Programmare pause in ambienti ombreggiati e evitare le ore più calde per chi deve usare DPI.
- Garantire sempre la disponibilità di acqua e istruire i lavoratori a bere frequentemente.
- Istruire i lavoratori sui segnali di danno da calore e sulle azioni da intraprendere.
- Evitare il lavoro solitario quando possibile.
Stress termico lavoro come si valuta?
Ma come si valuta lo stress termico da lavoro? Il calcolo dello stress termico da lavoro è complesso e coinvolge diversi fattori ambientali e fisiologici. Uno dei metodi più comuni per valutare lo stress termico è l’indice di calore WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), che considera la temperatura dell’aria, l’umidità, la radiazione solare e la velocità del vento. L’indice varia per gli ambienti indoor e outdoor. Una volta ottenuti bisogna confrontare i valori di WBGT con i limiti di esposizione raccomandati. Se i valori di WBGT superano i limiti di esposizione, allora dovranno essere adottate misure preventive.


